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<< Il conseguimento della laurea specialistica arriva a un’età in media troppo avanzata: recuperare il gap nei confronti di giovani che hanno iniziato a lavorare a 22-23 anni è, poi, molto difficile. Oggi le aziende preferiscono investire su ragazzi giovani e formarli internamente on the job. Molto meglio, dunque, una laurea triennale accompagnata da buon Master >>.

Lo afferma Ernesto D’Amato, esperto in ricerca e selezione di personale e fondatore di Radar Business Academy, scuola di management con sedi a Milano, Roma, Pescara, Napoli e Bari.

<< Le nozioni e le competenze acquisite con il percorso di laurea, come noto, non sono in linea con le skills richieste dal mondo del lavoro, altrimenti non si sarebbe creata questa distanza, comunemente definita “mismatching domanda-offerta di lavoro”, con particolare riferimento a giovani neolaureati >>.

Questo mismatching è causato soprattutto dalle metodologie formative adottate dal sistema scolastico-accademico, ancora troppo ancorate alla lezione frontale unidirezionale, che tende a produrre neolaureati non idonei al lavoro. E ciò a dispetto di venti lunghi anni trascorsi nelle aule.

<<Il mio consiglio per chi aspira ad una brillante carriera professionale e manageriale è, quindi, quello di uscire il più presto possibile dal mondo ovattato dell’università, optando per una laurea breve accompagnata da un master che assicuri sbocchi lavorativi concreti >>.

Che tipo di master scegliere?

<< Suggerisco di optare per una business school ben collegata con il mondo delle aziende e dei loro manager; evitare, invece, master organizzati dalla maggior parte delle università, dove in aula intervengono per lo più esponenti del mondo accademico. Come detto in precedenza, i giovani hanno già studiato troppo >>.

Un buon master non deve essere caratterizzato da lunghe fasi d’aula con tante ore di lezione: meglio poche ore di lezione ma erogate con una metodologia efficace.

<< Abbiamo fatto un calcolo medio delle ore trascorse in aula da un laureato, a partire dalle scuole elementari fino al conseguimento della laurea specialistica: ebbene, un laureato ha trascorso circa oltre 16.000 ore in aula: sono forse servite tutte queste ore per imparare a lavorare? >>.

Per imparare a lavorare non servono tante ore di lezione: servono, piuttosto, metodi formativi basati su casi concreti, perché l’obiettivo è imparare il saper fare ed il saper operare in un contesto organizzativo e competitivo: in particolare sono molto importanti quelle che, nel settore, si definiscono “soft skills”. Sono, invece, inutili troppe teorie e conoscenze tecniche, che oggi sono costantemente messe in discussione dal rapido cambiamento imposto dal progresso digitale.

Un buon master quali accreditamenti deve avere?

<< L’unico accreditamento che conta è l’effettivo collegamento con le migliori aziende, cioè con i “top employer”. Se le docenze sono affidate a manager di livello, se le opportunità di stage e di placement che offre il master sono concrete e reali, se il profilo in uscita rispecchia davvero quello richiesto dal mercato del lavoro: sono questi i criteri che, un giovane che voglia investire in un master, deve valutare attentamente. Crediti formativi, certificazioni, bollini di vario genere, sono utili per fare concorsi finalizzati a lavorare nel pubblico ma non hanno alcun valore in un curriculum vitae destinato ad aziende. Queste cercano talento, attitudini, abilità, preparazione, motivazione. Così come, ad esempio, un’azienda che opera con mercati esteri vuole sapere se parli l’inglese, non se hai un C1. Non il possesso della certificazione ma il possesso dell’abilità: è questo che conta nel mondo del lavoro, nel mondo reale >>.

 

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