Green Marketing VS Greenwashing: le linee guide dell’ONU contro il falso ambientalismo

A sostegno delle politiche di Green Marketing due mani sostengono la terra e l'ambiente

La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2022 conferma che Il mercato premia le aziende attente all’ambiente e penalizza quelle che si nascondono dietro azioni di Greenwashing.

L’attenzione agli impatti ambientali da parte di aziende e imprese non è più una mera questione di branding. La responsabilità etica si è trasformata nel corso degli anni in un vero e proprio elemento economico strategico.

A sostenerlo è un’analisi condotta dall’Osservatorio Climate Finance della School of Management del Politecnico di Milano. Sono proprio le strategie di sostenibilità aziendale a valorizzare le imprese agli occhi dei consumatori: un’azienda che non tiene conto dell’impatto ambientale delle sue attività può vedere ridursi il proprio valore fino al – 5,6%.

Non c’è più spazio per l’ambientalismo di facciata, il cosiddetto Greenwashing. Le previsioni sul cambiamento climatico lasciano intuire che il tempo per agire sta terminando. Aziende, imprese e istituzioni devono adottare misure efficaci per ridurre le proprie emissioni. Le raccomandazioni arrivano dall’ONU in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2022.

Cop27: le raccomandazioni che smascherano le azioni di Greenwashing

Durante Cop27 è stato presentato un documento dal titolo Integrity Matters: Net Zero Commitments By Businesses, Financial Institutions, Cities And Regions all’interno del quale 17 esperti nominati dal Segretario generale delle Nazioni Unite hanno raccolto 10 raccomandazioni pratiche rivolte a investitori e contribuenti privati con l’obiettivo di porre fine alle pratiche di greenwashing.

Nessuna realtà può essere considerata Net zero se continua a investire in combustibili fossili, se contribuisce alla deforestazione o al perpetuarsi di altre attività che distruggono l’ambiente. Le linee guida dell’ONU sono pratiche e fissano standard e criteri chiari. 

L’impegno verso l’impatto zero deve essere in linea con gli scenari di emissione che limitano il riscaldamento a 1,5 gradi. Questo significa che le emissioni globali devono diminuire di almeno il 45% entro il 2030 e raggiungere il net zero entro il 2050. 

Alle aziende, alle imprese e alle istituzioni finanziarie, nonché alle autorità locali, viene chiesto di presentare piani di transizione verso l’impatto zero, ovvero documenti da rendere disponibili pubblicamente, con azioni dettagliate e concrete per raggiungere tutti gli obiettivi.

La trasparenza è un fattore determinante poiché incentiva la nascita di nuove azioni a tutela dell’ambiente. A tale proposito, infatti, la United Nations Framework Convention on Climate Change dispone di una piattaforma utilizzata per registrare impegni, pubblicare piani di transizione e tenere traccia dei rapporti annuali sull’attuazione. L’invito è quello di standardizzare e condividere i rapporti sullo stato di avanzamento delle azioni net zero, in un formato aperto e tramite piattaforme pubbliche che alimentino il portale Unfccc.

Tutte le azioni che conducono le aziende, le imprese e le istituzioni verso una realtà a impatto zero devono diventare una nuova normalità. Per contrastare la crisi climatica è necessario un impegno collettivo: da una parte i soggetti pubblici e privati devono impegnarsi nel definire e adottare azioni strategiche, dall’altra la politica deve regolamentare rapidamente approvando leggi e sostenendo iniziative per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi.

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