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Nel recruiting, le domande fanno la differenza. Ma ce n’è una che può rivelare molto più di un semplice CV. Ne parliamo con Jessica Montatore, HR Manager in Eulogic NT SpA.

C’è una domanda che, più di tante altre, riesce a far emergere davvero chi abbiamo davanti durante un colloquio. Non parla solo di competenze, esperienze o risultati raggiunti, ma di qualcosa di ancora più importante: il modo in cui una persona vive il lavoro, le relazioni e il proprio potenziale.

Nella video intervista con Jessica Montatore, HR Manager in Eulogic NT SpA, si parla proprio di questo approccio al recruiting, sempre più centrale nei nuovi employer branding trend. Oggi, infatti, le aziende non cercano soltanto candidati preparati, ma persone capaci di sentirsi coinvolte, motivate e in sintonia con il contesto aziendale.

 

La domanda che sorprende i candidati

Durante i colloqui, Jessica Montatore, HR Manager in Eulogic NT SpA ama chiedere ai candidati:

“Cosa ti fa dare il meglio di te e cosa invece, in un ambiente sociale, lavorativo o personale, ti annoia profondamente?”

 

Una domanda semplice solo in apparenza. In realtà, è uno spunto che porta le persone a raccontarsi in modo spontaneo e autentico. Non si tratta di trovare la risposta perfetta, ma di capire quali sono gli ambienti in cui un talento riesce davvero a esprimersi. Quali situazioni accendono energia, curiosità e motivazione? E quali, invece, rischiano di spegnere entusiasmo e crescita? È qui che il colloquio cambia prospettiva: non più una valutazione “a senso unico”, ma un confronto reale tra persona e azienda.

 

 

 

Perché questo approccio è uno degli employer branding trend più importanti

Negli ultimi anni il recruiting è cambiato profondamente. I giovani talenti cercano ambienti dove poter crescere, sentirsi valorizzati e lavorare con maggiore consapevolezza. Per questo motivo, tra gli employer branding trend più rilevanti emerge proprio la capacità delle aziende di costruire dialoghi autentici con i candidati. Le domande giuste aiutano a creare connessioni vere e permettono di andare oltre il CV.

Un processo di selezione più umano porta vantaggi concreti:

    • migliora la qualità del matching tra azienda e candidato;
    • aumenta il coinvolgimento delle persone;
    • favorisce una cultura aziendale più forte e condivisa;
    • aiuta i giovani professionisti a individuare contesti in cui poter davvero “fiorire”.

 

Il colloquio come momento di orientamento

Oggi un colloquio non serve solo a capire se un candidato è adatto a un ruolo. È anche un’occasione per aiutare le persone a riflettere su sé stesse, sulle proprie attitudini e sul tipo di ambiente in cui possono dare il meglio. Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dei nuovi employer branding trend: mettere al centro la persona, il mindset e il potenziale, non soltanto le competenze tecniche.

Le aziende che riescono a creare questo tipo di dialogo sono spesso quelle che attraggono i talenti migliori e costruiscono relazioni professionali più solide e durature.

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