South Working, cos’è?

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Ultimamente si sente spesso parlare di south working. Sono tanti infatti gli studenti, neolaureati e lavoratori che ai tempi della pandemia hanno dovuto rifare le valigie per tornare nei loro paesi e città di origine al Sud d’Italia lavorando da remoto. Non è un caso se fino a un anno fa le persone che lavoravano da casa non erano nemmeno più di 1,3 unità. In tal senso, le stime dell’Istat indicano una platea di potenziali smart workers che da 7 milioni può arrivare fino a 8,2. 

Cos’è il south working.

Svolgere il lavoro in modalità smart al Nord restando al Sud. Può essere definito così il concetto di south working. Una soluzione che tuttavia potrebbe consentire perfino di risolvere in parte il problema dello spopolamento, con cui i piccoli borghi italiani devono fare i conti quotidianamente.

Sicuramente il south working non potrà risolvere totalmente nemmeno il problema del lavoro al Sud, ma perlomeno garantirebbe una maggiore presenza dei giovani in alcune realtà territoriali, il che non è di poco conto. I vantaggi principali del south working possono essere così sintetizzati:

  • Localizzare il lavoro da remoto in una città diversa rispetto a quella dell’azienda o del datore di lavoro; 
  • Combattere la fuga di cervelli dal Sud. I giovani, in questo caso, sono costretti a lasciare la propria città natale spostandosi al Nord per lavorare; 
  • Contrastare il problema dello spopolamento di piccoli borghi e città, con focus strategici sugli strumenti di digitalizzazione.

Chi sono i south workers.

Secondo la mappatura messa  a punto dall’associazione “South Working – Lavorare dal Sud”, ripresa dal magazine Donna Moderna e basata sulla compilazione di oltre 1900 questionari e su centinaia di esperienze raccontate dai lavoratori stessi, “si tratta di giovani professionisti con un livello di istruzione alto (laurea o dottorato) e un lavoro altamente qualificato soprattutto nel settore ICT, digital marketing, consulenza informatica o digitale, farmaceutico (a meno che non si tratti di impianti produttivi) ma anche terziario avanzato come le assicurazioni o i servizi legali.” 

La maggior parte di loro non ha ancora creato una propria famiglia. Molti di loro hanno messo in evidenza alcune incongruenze tra la soddisfazione data dal proprio lavoro e salario e l’insoddisfazione per la lontananza dalla famiglia. Ma in ogni caso, il lockdown e il ritorno a Sud hanno rappresentato un’occasione per ricrearsi e pensare ai propri affetti.

Secondo un recente lavoro pubblicato sul NBER, (National Bureau of Economic Research) citato dal Sole 24 Ore, i lavoratori più qualificati e meglio retribuiti con i migliori livelli di produttività sono quelli che lavorano da remoto.

Gli autori, tuttavia, si chiedono quale sarà la durata dello smart working nel post-Covid. Secondo il 35% delle aziende intervistate, il 40% dell’attuale cambiamento verso lo smart working sarà permanente. Molti lavoratori, scegliendo il south working, sono riusciti ad avviare un fiorente nucleo di startup innovative.

Basti pensare, ad esempio, al sea working di Brindisi che si candida ad essere città ideale per il south working per i suoi cittadini, ma allo stesso tempo per i vicini che per il lavoro agile prediligono una meta più vicina a casa. In questo modo si avrebbe perfino la possibilità di lavorare in uffici vista mare.

Santa Fiora, in provincia di Grosseto ha lanciato, invece, il primo smart working village d’Italia. Una sede per gli smart workers con incentivi del 50% sull’affitto per tutti i lavoratori che vogliono trasferirsi per un periodo nel borgo per lavorare da remoto. 

Che ne sarà del south working?

Tanto lo smart quanto il south working possono trasformarsi in reali opportunità non solo a livello produttivo. Basti pensare, ad esempio, all’inquinamento causato dal traffico per i continui spostamenti in auto o con i mezzi pubblici. Lavorando da casa le persone avrebbero molta meno necessità di uscire e contribuire a rendere l’aria meno inquinata, così come potrebbe aumentare la presenza di progetti smart-city sostenibili.

Come per tutte le cose esistono dei pro e dei contro, chiaramente bisogna sempre fare delle valutazioni a seconda del contesto. Ma il south working avrà un futuro? Non possiamo dare una risposta esaustiva di fronte a questo interrogativo, ma quel che è certo è che quella che fino a ieri risultava essere solo una tendenza estiva, sta ad oggi notevolmente ridefinendo i flussi di lavoro e del turismo. 

Ma oltre al south working, sta prendendo forma anche la formazione agile (o smart learning).  Si tratta di una modalità di svolgimento della formazione aziendale che non prevede vincoli orari o spaziali, ma un approccio dedicato all’apprendimento in maniera semplice e veloce, attraverso il rapporto tra dipendenti ed esperti.

Ai tempi del Covid, lo smart learning è in grado di garantire anche uno scambio reciproco tra la richiesta dell’utente e la competenza dell’esperto.

A tal proposito, è necessario ricorrere alla possibilità di accedere a percorsi d’istruzione a distanza (sia per la formazione universitaria che post universitaria). E lo si fa anche per far crescere il numero dei laureati: nel 2018, infatti, l’Italia presentava la seconda percentuale più bassa in Europa di persone tra i 30-34 anni in possesso di un diploma di laurea (26,9%), ben al di sotto della media Ue (39,9%). Ecco perché occorre trarre vantaggio dalla digitalizzazione dell’istruzione.

Proprio sulla formazione post universitaria, Radar Academy – Business School of Management di Radar Consulting Italia, eroga Master validi volti all’immediato inserimento dei neolaureati sul mercato del lavoro. 

Grazie ai servizi digitali, gli allievi di Radar Academy possono accedere a distanza ai contenuti delle lezioni svolte. Altro vantaggio risiede nella durata complessiva delle attività̀ formative, pari a 6 mesi d’aula in formula week-end.

Il corpo docente, inoltre, è costituito dai più influenti manager provenienti da primarie aziende nazionali e multinazionali, per questo chi sceglie i master di Radar Academy avrà la possibilità di stabilire un confronto diretto con i professionisti del settore. Infine, al termine del Master gli allievi possono svolgere uno stage/tirocinio retribuito o, in alternativa, avere un contratto di collaborazione, principalmente all’interno di aziende strutturate.

 


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