Open Innovation nelle Risorse Umane

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I processi tradizionali di innovazione valgono ancora? Non più come prima. Il nuovo ‘must’ per le imprese è aprirsi all’esterno, cercando sul mercato idee, competenze e soluzioni. Il tutto avvalendosi della sinergia tra startup, istituti di ricerca e università. E’ così che può essere riassunto il concetto di open innovation, (da non confondere con quello di open innovability) vale a dire un modello basato sulla contaminazione, sullo scambio e sulla trasmissione di saperi e professionalità.

Non entrare in contatto con le nuove imprese e quindi non accettare le sfide che la digital transformation ci pone davanti rischia di farci ritrovare indietro. Accordi inter-aziendali e sostegno economico a competizioni per startup sono soltanto alcuni degli elementi sui quali incentrarsi per fare davvero open innovation.

Open Innovation: definizione

Un modello di generazione dell’innovazione per il quale le imprese sono chiamate a collaborare con fonti sia esterne che interne per generare nuove idee. Il concetto di open innovation si contrappone al modello tradizionale di innovazione per due ragioni fondamentali:

  • Facilità di spostamento per le merci, idee e talenti;
  • Maggiore attrattività dei capitali per le aziende portatrici di nuovi modelli di business.

E’ così che l’azienda riesce sul mercato del lavoro a scovare le soluzioni innovative che sono in linea con il proprio modello di business e creare nuove sinergie. All’interno dell’open innovation troviamo, inoltre, i colossi e le grandi aziende, che a loro volta stabiliscono solide relazioni con le startup.

Un aspetto fortemente strategico all’interno dell’open innovation è quello dell’ecosistema. Ciò equivale a dire che l’azienda veramente innovatrice è quella in grado di dare vita a servizi innovativi avvalendosi di risorse interne ed esterne. L’ecosistema, nell’ambito dell’open innovation, assume un’accezione differente. Si tratta di un polo che raggruppa realtà e individui fortemente innovativi. Qui l’interazione è innovativa perché vengono chiamati in causa investitori e multinazionali. Un esempio di open innovation in Italia è il gruppo lombardo Zucchetti, specializzato in soluzioni software e hardware: in un anno ha acquisito 14 società. 

I vantaggi dell’open innovation

Con il passare del tempo, i confini dell’azienda con il mondo esterno hanno favorito una vera e propria contaminazione, cioè uno scambio di idee e condivisione delle conoscenze, che si traducono in una più stretta collaborazione e co-creazione. Il ‘paradigma’ dell’open innovation non finisce qui. E’ in grado di riservare una serie di vantaggi davvero spendibili sul mercato del lavoro, eccone alcuni:

  • Riduzione del time to market, cioè un rapido accesso alle nuove tecnologie presenti nell’ecosistema di un determinato settore industriale; 
  • Nuove frontiere di guadagno, cioè la conoscenza delle tecnologie innovative esterne alla propria realtà aziendale;
  • Crescita economica, ovvero incremento delle entrate;
  • Condivisione di costi e rischi, vale a dire divisione degli oneri e delle eventuali perdite con un’altra impresa, minimizzando il rischio di insuccesso;
  • Presenza di un nuovo lavoro aggiunto con creatività e capacità di generare nuove idee;
  • Corporate reputation, cioè utilizzare la visibilità e l’esperienza di brand affermati per acquisire nuovi clienti e un’immediata credibilità;

L’open innovation è, a tutti gli effetti, un ‘canale’ aperto e dinamico nei confronti di startup e aziende più o meno grandi per accrescere il proprio livello di competitività sul mercato.

Open innovation nella gestione delle Risorse Umane

L’interesse delle organizzazioni si concentra anche sulla funzione HR. Entrare in contatto con realtà di alto livello significa proporre soluzioni per migliorare degli aspetti della relazione con i propri collaboratori, dall’engagement alla gestione del feedback. In questo modo, è possibile identificare anche quelle che sono le tecnologie maggiormente utilizzate nello sviluppo di soluzioni HR Tech. 

Tra queste ci sono quelle legate al mondo mobile e quelle correlate all’utilizzo di Big Data & Analytics. Analizzando, invece, le finalità con cui tali tecnologie vengono utilizzate, si evince il bisogno di incrementare il coinvolgimento delle persone nelle organizzazioni (l’engagement) e promuovere un’interazione che si focalizzi sulla competition.

Se da un lato emerge la ricerca di processi di selezione sempre più efficienti e dall’altro la presenza di un adeguato processo comunicativo all’interno dell’azienda, gli obiettivi a cui mirano i responsabili della gestione delle risorse umane possono essere diversi e per ognuno di questi esistono numerosi team di startup HR in tutto il mondo.

L’open innovation implica un vero e proprio passaggio di professionalità mediante un lavoro continuo e coordinato. Le soluzioni offerte dalle startup, insomma, consentono di far affermare un nuovo ruolo della Direzione HR e del dipendente. La prima è chiamata a diventare “data driven”, cioè che sia in grado di ottimizzare la moltitudine di dati disponibili, mentre il secondo si trova ad essere ‘attore’ di un “digital empowerment”, responsabilizzato e supportato a prendere parte in maniera attiva ai vari processi legati alla gestione HR.

I benefici dell’open innovation nelle risorse umane sono evidenti. Questo perché le aziende hanno bisogno di innovazione e le giovani imprese non possono fare a meno di un ambiente sicuro per crescere e diventare sempre più forti. Da ciò deriva, quindi, una maggiore competitività. E per raggiungerla si passa, naturalmente, dalle risorse.

 

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