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Qual è l’errore più grande che si commette nei primi tre mesi di lavoro?

Scritto da Radar Academy | 8 set 2026, 10:00:00

 

I primi tre mesi di lavoro possono fare la differenza, ma qual è l’errore più grande che si rischia di commettere proprio all’inizio? Ne parliamo con Gerardo Petraglia, HR Manager in Union Gas e Luce.

Iniziare un nuovo lavoro porta con sé entusiasmo, aspettative e inevitabilmente qualche domanda. Come comportarsi? Come inserirsi nel Team? Come dimostrare le proprie capacità senza commettere errori?

Soprattutto nei primi mesi di lavoro, la tentazione può essere quella di voler dimostrare immediatamente quanto si vale, cercando di essere operativi e ottenere risultati il prima possibile. Ma partire a tutta velocità è davvero la scelta migliore?

Ne abbiamo parlato con Gerardo Petraglia, HR Manager in Union Gas e Luce, chiedendogli quale sia l’errore più grande che si rischia di commettere nei primi tre mesi in una nuova Azienda.

“L’errore maggiore è pensare a fare e non a capire”.

 

Capire prima di fare

I primi mesidi lavoro sono prima di tutto una fase di scoperta. Anche quando si possiedono già le competenze tecniche necessarie per il proprio ruolo, entrare in una nuova organizzazione significa confrontarsi con un ambiente che ancora non si conosce.

Ogni Azienda, come sottolinea Petraglia, ha una propria “grammatica interna”: una cultura, un modo di comunicare, relazioni e dinamiche che influenzano il lavoro quotidiano. Concentrarsi esclusivamente sul fare rischia quindi di far perdere una parte importante del processo di inserimento.

Capire non significa aspettare passivamente. Significa osservare, ascoltare, fare domande e, nel frattempo, imparare a muoversi all’interno del nuovo contesto. Vuol dire conoscere i flussi di lavoro, individuare gli interlocutori corretti e comprendere come i valori dell’Azienda vengono vissuti concretamente.

 

Conoscere la cultura aziendale

Quando si intraprende nuovo lavoro, spesso l’attenzione si concentra sulle attività da svolgere. Ma conoscere il proprio ruolo non significa ancora conoscere l’organizzazione. Comprendere la cultura aziendale permette di interpretare meglio ciò che succede intorno a noi e di trovare progressivamente il proprio spazio. Durante le prime settimane può essere utile osservare:

    • come vengono condivise informazioni e decisioni;
    • quali sono gli interlocutori di riferimento;
    • come collaborano Team e funzioni differenti;
    • quali sono i principali flussi di lavoro;
    • come i valori aziendali si traducono nei comportamenti quotidiani.

Sono informazioni che difficilmente si apprendono tutte il primo giorno. Richiedono tempo, attenzione e confronto con colleghi e Manager. La capacità di fare le domande giuste può diventare, in questa fase, importante quanto quella di avere subito tutte le risposte.

 

Comprendere aiuta a lavorare meglio

La voglia di ottenere risultati velocemente è naturale, soprattutto quando si desidera dimostrare di essere all’altezza della nuova opportunità. Secondo Petraglia, però, la performance dovrebbe essere un effetto consequenziale della comprensione del proprio posto.

Conoscere processi, interlocutori e modalità di lavoro permette infatti di capire non soltanto cosa bisogna fare, ma anche come farlo all’interno di quella specifica organizzazione. Questo vale ancora di più per chi affronta una delle prime esperienze professionali. Non comprendere immediatamente tutte le dinamiche non significa essere poco preparati. Ogni nuovo ambiente richiede un periodo di apprendimento.

Ascoltare e osservare non sono quindi atteggiamenti passivi: sono competenze che aiutano a costruire relazioni, evitare incomprensioni e diventare progressivamente più autonomi.

 

Onboarding aziendale: l’inserimento non dipende solo dal nuovo assunto

C’è però un altro lato della questione. L’inserimento in un nuovo contesto professionale non può dipendere esclusivamente dalla capacità della Persona di adattarsi. Anche l’Azienda ha un ruolo fondamentale. È qui che entra in gioco l’onboarding aziendale, cioè il processo attraverso cui una nuova Persona viene accompagnata nella conoscenza dell’organizzazione, del ruolo e del Team.

Petraglia invita le imprese ad andare oltre il concetto di Talent Acquisition, concentrato sull’individuazione e sull’ingresso dei talenti, per pensare anche alla Talent Integration. Una volta che una persona entra a far parte del gruppo, è necessario essere disponibili, aperti e favorire una buona integrazione. Selezionare il profilo giusto, in altre parole, è soltanto l’inizio.

 

Talent Integration: cosa succede dopo l’assunzione

Parlare di Talent Integration significa spostare l’attenzione dalla selezione a ciò che accade dopo l’ingresso in Azienda.

Come viene accolta la nuova Persona? Riesce a comprendere rapidamente il contesto? Conosce le Persone con cui dovrà collaborare? Ha occasioni per confrontarsi e fare domande?

Una buona integrazione nasce dall’incontro tra due responsabilità. Da una parte c’è chi entra, chiamato a portare curiosità, capacità di ascolto e disponibilità a comprendere un nuovo ambiente. Dall’altra c’è l’organizzazione, che può facilitare questo percorso attraverso apertura, confronto e supporto.

Il risultato non riguarda soltanto il sentirsi accolti. Comprendere meglio il proprio contesto può aiutare la Persona a capire come mettere realmente a disposizione dell’organizzazione le proprie competenze.

 

Trasformare i primi mesi in un’opportunità

I primi mesi in un nuovo lavoro non devono necessariamente trasformarsi in una corsa per dimostrare subito quanto si vale. Possono essere, invece, un periodo prezioso per costruire le basi del proprio percorso: conoscere le Persone, comprendere i processi, osservare la cultura aziendale e capire come utilizzare al meglio le proprie competenze.

Il messaggio di Gerardo Petraglia diventa allora un consiglio semplice da portare con sé: prima di concentrarti soltanto sul fare, prenditi il tempo necessario per capire.