Gianluigi Cassino, Career Coach e Talent Acquisition Specialist in Radar, continua a svelare come rispondere alle domande più frequenti durante un colloquio di lavoro e quali sono le 3 risposte da evitare.
Come convincere un recruiter che sei la persona giusta? Cosa dire sui tuoi obiettivi professionali? E cosa chiedere alla fine dell'incontro? Nel primo appuntamento abbiamo affrontato tre grandi classici: “Parlami di te”, “Qual è il tuo punto debole?” e “Perché vuoi lavorare qui?”.
Ora continuiamo il nostro viaggio tra le domande da colloquio di lavoro con Gianluigi Cassino, Career Coach di Radar Academy, e scopriamo altre 3 risposte da evitare e come renderle più efficaci.
“Perché sono una persona motivata e imparo velocemente”. Motivazione e capacità di apprendere sono certamente caratteristiche positive. Il problema è che, dette così, rimangono affermazioni difficili da verificare e potrebbero essere pronunciate da quasi tutti i candidati.
Per rendere la risposta più efficace, prova a spostare il focus dalle caratteristiche che pensi di avere a ciò che concretamente puoi portare nel ruolo.
Ad esempio: “In questa posizione potrei portare questa competenza, che ho già sviluppato durante questa esperienza”.
In questo modo non ti limiti a descriverti attraverso una qualità, ma fornisci al recruiter un elemento concreto su cui valutare il tuo profilo.
Il punto, infatti, non è dimostrare di essere “migliori” degli altri candidati, ma aiutare il recruiter a capire quale valore potresti portare all'azienda, collegando le tue competenze e le tue esperienze alle esigenze della posizione.
“Spero di essere al tuo posto!”. Una battuta può alleggerire il clima del colloquio, ma questa domanda è soprattutto un'occasione per raccontare in quale direzione vorresti crescere professionalmente.
Il recruiter non si aspetta necessariamente che tu sappia indicare con precisione il ruolo, l'azienda e le responsabilità che avrai tra cinque anni. Quello che può essere interessante capire è, piuttosto, quali sono i tuoi obiettivi e come immagini la tua crescita professionale.
Puoi quindi parlare delle competenze che vorresti sviluppare, delle responsabilità che nel tempo ti piacerebbe assumere o dell'ambito nel quale vorresti specializzarti.
Una risposta potrebbe essere: “Nei prossimi anni vorrei consolidare le mie competenze in questo ambito, acquisire maggiore autonomia e, con l'esperienza, assumere responsabilità crescenti”.
Non serve avere già definito ogni tappa del proprio percorso. È più utile mostrare di avere una direzione, spiegando in che modo la posizione per cui ti stai candidando può inserirsi nel tuo percorso di crescita.
“No, è tutto chiaro”. Può sembrare una risposta innocua, soprattutto se durante il colloquio hai già ricevuto molte informazioni. Ma rinunciare a fare domande significa anche perdere un'occasione importante.
La fase finale del colloquio, infatti, non serve soltanto al recruiter per conoscerti: serve anche a te per capire meglio il ruolo, il team e l'azienda.
Preparare una o due domande può aiutarti a mostrare interesse e, soprattutto, a raccogliere informazioni utili per valutare l'opportunità.
Potresti chiedere, ad esempio: “Quali saranno le priorità della persona che entrerà in questo ruolo nei primi mesi?” oppure “Come è composto il team con cui lavorerò?”.
Meglio evitare, invece, domande la cui risposta è facilmente reperibile sul sito aziendale o nella job description: potrebbero dare l'impressione che tu non abbia approfondito abbastanza l'azienda o la posizione prima del colloquio.
Anche in questo caso, quindi, non esiste una “domanda perfetta”. L'obiettivo è dimostrare curiosità e utilizzare gli ultimi minuti dell'incontro per capire se quella posizione è davvero in linea con ciò che stai cercando.
Non esiste una formula universale per rispondere alle domande da colloquio di lavoro. Cercare di imparare a memoria la risposta “giusta” rischia, anzi, di rendere il colloquio meno spontaneo.
Il consiglio è prepararsi in modo diverso: riflettere sulle proprie esperienze, individuare esempi concreti e imparare a collegarli alla posizione per cui ci si sta candidando.
Che ti venga chiesto perché l'azienda dovrebbe scegliere te, dove ti immagini tra cinque anni o se hai qualche domanda da fare, prova quindi a partire sempre da ciò che conosci meglio: il tuo percorso, le tue competenze e i tuoi obiettivi.
Prepararsi a un colloquio non significa conoscere in anticipo tutte le domande, ma arrivare all'incontro sapendo quali aspetti del proprio profilo si vogliono raccontare e quali esempi possono renderli credibili.