C’è un momento preciso, durante un colloquio o una prima conoscenza, in cui un recruiter decide se vale la pena approfondire un profilo oppure no. E no, non dipende solo dal percorso di studi o dalle esperienze scritte sul CV.
Spesso si pensa che basti avere il “titolo giusto” o qualche esperienza in più per colpire chi seleziona. Ma la realtà è diversa. A raccontarcelo è Gianluigi Cassino, Talent Acquisition Support in Radar Academy, che spiega cosa rende davvero interessante un giovane talento per le aziende di oggi.
Il CV è solo il punto di partenza. Il vero momento decisivo arriva quando il recruiter osserva come ti presenti, come ragioni e come reagisci alle domande. È lì che emergono le competenze nel lavoro che fanno la differenza: quelle che raccontano chi sei davvero, al di là delle righe su un foglio. Le aziende cercano persone, non solo profili. E soprattutto cercano giovani capaci di adattarsi, imparare e crescere all’interno di contesti in continuo cambiamento.
Nel mondo del lavoro di oggi, le competenze tecniche e digitali sono fondamentali. Saper utilizzare gli strumenti giusti, avere familiarità con il digitale e possedere conoscenze specifiche per il ruolo resta un requisito essenziale. Ma non basta. Le competenze nel lavoro non si fermano al “saper fare”: contano anche il come e il perché.
Accanto alle competenze tecniche, le aziende danno sempre più valore alle soft skills. Saper lavorare in team, avere spirito critico, comunicare in modo efficace e collaborare con gli altri è ciò che permette a una persona di inserirsi davvero in un contesto aziendale. Come spiega Gianluigi Cassino, Talent Acquisition Support in Radar Academy, un profilo interessante è quello che dimostra curiosità, desiderio di imparare e capacità di mettersi in gioco, anche di fronte a situazioni nuove o complesse.
Tra le competenze nel lavoro più apprezzate oggi ci sono la proattività e la flessibilità. Le aziende cercano persone che non aspettano istruzioni passo dopo passo, ma che sanno prendere iniziativa, adattarsi ai cambiamenti e affrontare le sfide con atteggiamento positivo. Essere flessibili non significa rinunciare alle proprie idee, ma saperle adattare al contesto, imparando dagli errori e trasformandoli in opportunità di crescita.
Le competenze nel lavoro non si costruiscono solo attraverso esperienze professionali formali. Possono nascere anche da progetti personali, lavori di gruppo, stage, volontariato o percorsi di formazione mirati. Mettersi in gioco, chiedere feedback e uscire dalla propria zona di comfort sono passaggi fondamentali, soprattutto all’inizio del proprio percorso professionale. È proprio da queste esperienze che emergono atteggiamento, mindset e capacità di apprendere: elementi sempre più osservati dai recruiter.
Nel mondo del lavoro di oggi, ciò che rende davvero interessante un giovane talento è la capacità di combinare competenze tecniche e soft skills, unendo preparazione, atteggiamento e voglia di imparare.
Il CV apre la porta, ma sono le competenze nel lavoro, quelle visibili nel modo di pensare, comunicare e agire, a fare la differenza nel momento decisivo. Ed è proprio grazie a queste che un recruiter può dire: “Vale la pena approfondire questo profilo”.
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