Digital Reputation

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Essere online oggi è diventato quasi un imperativo per tutte quelle imprese che hanno intenzione di fare business anche in rete. Proprio per questo non si può fare a meno di curare la propria digital reputation.

Prendersi cura della reputazione online significa fare personal branding, ovvero gestire in maniera strategica la nostra immagine professionale. Se, da un lato, possiamo creare e aggiornare il sito web della nostra impresa sui social network come Facebook, LinkedIn, Twitter e Instagram, dall’altro dobbiamo imparare a controllare la cosiddetta digital reputation. Ma di cosa parliamo esattamente? 

Digital Reputation cos’è.

Quando parliamo di reputazione digitale facciamo riferimento alla percezione che le persone hanno nei confronti di un’azienda, brand, prodotto o persona online. Una percezione che si origina da ciò che viene detto e condiviso sul web.

Insomma, la digital reputation è ciò che viene detto su di noi su internet. La web reputation aziendale si riferisce proprio alla percezione maturata nei confronti di un’azienda, mentre quando si considera quella di una persona si parlerà di web reputation personale. Se prendiamo in esame, ad esempio, la digital reputation di una persona, è facile immaginare come questa sia importante soprattutto dal punto di vista lavorativo.

Avere feedback negativi sul web o persone che parlano male di noi, a volte potrebbe incidere negativamente sul tanto atteso colloquio o posto di lavoro.

Una buona digital reputation è importante per

  • Garantire prodotti o servizi di qualità;
  • Gestire in maniera efficace la propria presenza online (sito web, profili social, scheda aziendale su Google My Business);
  • Aggiornare e controllare costantemente i dati sulla reputazione online.

Digital Reputation Management.

Per fa sì che l’immagine della nostra azienda rimanga positiva a lungo occorre mettere in atto interventi mirati. Garantire una buona gestione della digital reputation vuol dire trarre una serie di vantaggi, non solo in termini economici.

Ecco di cosa parliamo nello specifico:

  • Rafforzare la credibilità grazie al passaparola dei clienti;
  • Aumentare il raggio d’azione nelle vendite e la fiducia nei potenziali clienti;
  • Recruiting, cioè influire positivamente anche sui potenziali candidati per le nostre offerte di lavoro;
  • Valore di mercato. Gli investitori sono enormemente interessati al modo in cui un’azienda o un brand viene percepito dalla clientela.

Quindi gestire la digital reputation non è affatto un’operazione scontata, in quanto online ogni utente può assumere potenzialmente un atteggiamento critico. A prescindere da che si tratti di un prodotto, di una prestazione di servizi o di un brand, chiunque può esprimere il proprio pensiero al riguardo e certamente si tratta di un’operazione molto più che probabile in rete. 

Digital Reputation e Social Media Recruiting.

Da un po’ di tempo a questa parte è notevole l’impatto che i social network hanno avuto sulle aziende in cerca di personale da assumere. Parliamo proprio di social media recruiting per indicare l’utilizzo di piattaforme digitali e social nel percorso di reclutamento di nuovi potenziali lavoratori.  Molti recruiter fanno uso di tali strumenti proprio per individuare il candidato in linea con le aspettative di un’azienda.  

I responsabili HR mettono in atto una vera e propria analisi dei candidati, mediante informazioni su Internet e visualizzando i vari profili Facebook, Twitter, Instagram e LinkedIn. La ricerca si avvale anche dell’ausilio di motori di ricerca delle agenzie interinali per identificare le persone più idonee in base al profilo ricercato.

Il concetto di digital reputation è, quindi, legato a quello di social media recruiting, in quanto le informazioni condivise sui social network rappresentano una sorta di primo biglietto da visita agli occhi di un potenziale recruiter. In sostanza, la digital reputation diviene un elemento imprescindibile per chi desidera entrare in contatto o lavorare con noi. Anche il candidato in cerca di lavoro deve continuare a monitorare tutto ciò che è relativo al proprio conto. 

Questo significa mettere in campo una strategia di personal branding, ovvero promuovere sé stessi efficacemente. A tal proposito, esistono strumenti e applicazioni ad hoc. Tra questi Google Alert, un tool strategico attraverso cui possiamo ricevere notifiche su ciò che viene detto su una precisa parola chiave, come il proprio nome ad esempio. Degni di considerazione sono anche altri programmi quali Social Mention, Tweet Reach, Topsy e Pin Alerts. 

Così come il candidato, anche l’azienda ha il compito di monitorare e aggiornare costantemente la reputazione online in modo tale da riuscire ad attrarre nuovi clienti.  A tal proposito, diviene particolarmente rilevante il ruolo dell’employer branding: le persone sono alla ricerca di dati e informazioni sul brand dell’impresa e sulla sua credibilità.

In un contesto economico come quello che stiamo attraversando, minato anche dall’emergenza Covid-19, i potenziali dipendenti hanno bisogno di trovare un posto di lavoro che trasmetta loro serietà, stabilità e sicurezza. Si rende necessaria, dunque, una “cultura” dell’uso dei social. E’ importante, infine, essere prudenti nella condivisione di informazioni e contenuti, che se postati erroneamente potrebbero avere serie ripercussioni sulla nostra immagine.

 


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